E’ successo il 10 novembre scorso, è stato quel giorno che è successo tutto. Il Professor Leonardo Pasqualetto era arrivato un po’ in ritardo al lavoro a causa del traffico. Già da qualche giorno si aspettava che lo scandalo scoppiasse, le risatine nei corridoi ed i pettegolezzi oramai circolavano liberamente. Ha fatto in tempo ad entrare in classe per veder materializzate le sue paure: la classe in totale silenzio, la vice preside da una parte e la studentessa, la sua studentessa, dall’altra. Convocato immediatamente in presidenza e poi il tempo di rientrare in classe per prendere la sua borsa e andare via.
E’ rientrato a casa sua e ha preso le corde che utilizzava per i suoi amati cavalli, il tempo di fare il nodo e poi le sue gambe penzolavano inermi. A ricordarlo è suo papà che non vuol farsene una ragione: «Mio figlio è morto sul lavoro», grida Pierluigi Pasqualetto: «Per lui insegnare era tutto». Ogni giorno nel suo profilo di Facebook pubblica la storia di suo figlio Leonardo.
«La scuola lo ha trattato come un delinquente comune, dice Pierluigi. E nessuno lo ha difeso»
Su Facebook incolla anche le lettere ricevute da alcuni studenti. «Mi ha trasmesso la passione per le materie umanistiche, insegnandomi e facendomi conoscere gli eroi greci – aveva scritto una ragazza – Mi dispiace tanto che non sia riuscito a leggere il mio tema su “I Promessi Sposi”, mi ero impegnata tantissimo e volevo dimostrarle tutto quello che mi aveva insegnato. Sa che anche quest’anno abbiamo adottato un bonsai e abbiamo deciso di chiamarlo “Leo”?»

