''Non capisco ancora di cosa sono accusato, di quale negligenza. Proprio io, che ho dedicato una vita alla ricerca sismica''. Cosi', intervistato dal Messaggero, l'ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) Enzo Boschi commenta la sentenza di condanna da parte del giudice del tribunale dell'Aquila per i membri della Commissione Grandi rischi.
''Io non ho mai rassicurato nessuno - spiega -. Vi sfido a trovare un solo articolo di giornale, una sola trasmissione televisiva, una dichiarazione alla stampa in cui io l'abbia fatto. Ne' a L'Aquila, ne' altrove''. ''Registravamo uno sciame sismico diffuso in quel periodo - prosegue - e ne informavamo ogni volta, tempestivamente, la Protezione civile. Questo facemmo''.
Non sono gli scienziati a decidere le evacuazioni di massa, precisa, ''ma i politici, gli amministratori, la Protezione civile. A noi tocco' il compito di dare tutte le informazioni possibili sulla potenzialita' sismica di questa regione''. Boschi sottolinea che e' ''impossibile'' prevedere i terremoti: ''Non c'e' nessuno nel mondo scientifico che oggi sostenga il contrario''. ''In Italia ogni anno si registrano cinque-seimila scosse di terremoto. Ma non per questo si decidono evacuazioni. In Calabria, nella zona del Pollino, se ne sono registrate duemila negli ultimi mesi, altri fenomeni importanti nel Gargano e sui Monti Nebrodi, in Sicilia, ma nessuno ha fatto niente''. L'unica arma contro i terremoti, aggiunge, e' ''fare prevenzione''.
EVA: NOI UMILIATI DA VERDETTO GIA' SCRITTO - "Ci siamo sentiti umiliati, dal punto di vista umano e professionale", ma "l'operazione è stata molto più subdola, ha cambiato le carte in tavola". Lo dice in un'intervista al Giornale Claudio Eva, sismologo, uno dei sette componenti della Commissione ritenuti colpevoli dal Tribunale dell'Aquila di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. "Il giudice - spiega - ha affermato il principio della congrua analisi del rischio del territorio. In oltre 500 pagine di requisitoria c'é tutto e il contrario di tutto, un castello di carte pauroso". Eva parla di una "sentenza già scritta". "Avevano detto all'inizio del processo: 'Qualcuno dovra' pagare. Abbiamo pagato noi".

